Castelletto Cervo

Situato tra l’alto vercellese ed il biellese orientale, è delimitato dalle brughiere della Baraggia, dal torrente Cervo e dalle risaie della piana. Dotato un tempo di un “ricetto” medievale conserva, tra gli altri, i resti dell’antico priorato cluniacense dedicato ai SS. Pietro e Paolo, risalente al XI secolo, entrato a far parte della Federazione Europea dei Siti Cluniacensi dal 2012. Il castello medioevale, ancora visibile, è posto nelle adiacenze del guado sul torrente Cervo.
Castelletto_Cervo-Stemma
LOCALIZZAZIONE
STATO Italia ITALIA
REGIONE Regione-Piemonte-Stemma.svg PIEMONTE
PROVINCIA Provincia di Biella-Stemma.png BIELLA
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Il territorio

Comune collinare, di origini altomedievali, la cui economia si basa principalmente sull’agricoltura e sull’industria. I castellettesi vivono distribuiti uniformemente tra il capoluogo comunale -che è allineato lungo la ripida sponda del torrente Cervo, poco a monte della confluenza del torrente Ostola-, minuscoli aggregati urbani (Binocca, Bozzo, Cagna, Crava, Fiorio Bernardo, Garella di Fondo Isola, Sottopalazzina, Terzoglio e Valle) e alcune case sparse. Il territorio ha un profilo geometrico regolare, con variazioni altimetriche appena accennate. Vaste estensioni pianeggianti coltivate a seminativi e irrorate dalle piccole anse dei due torrenti si alternano alle caratteristiche lande di ciottoli e sassi alluvionali della Baraggia, situate nella parte occidentale del comprensorio; qui, nelle zone non ancora coltivate, si possono osservare estensioni di felci, rovi, ginestre e robinie nonché verdeggianti piantagioni di pioppi ad alto fusto; nell’area della riserva, tra vaste brughiere cresciute sui depositi argillosi e boschetti sparsi, vegetano specie floristiche rare (l’arnica montana e il cappello del vescovo).

 

Brevi cenni storici

IL PERIODO ROMANO E LE INVASIONI GERMANICHE
Nei pressi del torrente Cervo, tra l’Ostola e il Monastero, sono stati rinvenuti i resti di due necropoli romane, databili al I-III secolo d.C.: decine di urne cinerarie, terrecotte, resti di fondamenta di antiche abitazioni, testimoniano la presenza di un piccolo villaggio o di casali sparsi.

CASTELLETTO DAL X AL XIII SECOLO
Già nel’882 Carlo il Grosso aveva conferito al vescovo Liutwardo, cancelliere imperiale, ampi poteri su numerose località del Vercellese, tra cui l’intera “Silva Rovaxinda”, un’estesa foresta impenetrabile e molto ricca di selvaggina che occupava gran parte degli attuali comuni di Castelletto, Masserano, Brusnengo, Roasio, Rovasenda, San Giacomo Vercellese e Buronzo.
Poteri destinati ad accrescersi, grazie a donazioni, conferme imperiali e soprattutto la confisca di molte proprietà e beni di Arduino, Marchese di Ivrea, campione della feudalità laica, proclamatosi Re d’Italia e sconfitto nel 1014.

I primi documenti attendibili sull’esistenza di Castelletto sono del 950, anno in cui è citato tra i possedimenti di Aymone di Mosezzo, feudatario di Vercelli fino al 966. Castelletto prendeva chiaramente il nome dalla presenza di un piccolo fortilizio o semplice roccaforte sull’antica “Via Lexonasca” (dal Vercellese verso Lessona e le montagne biellesi) nei pressi di un guado transitabile sul torrente Cervo.

Due Diplomi imperiali (il primo di Ottone III del 999, il secondo di Enrico II del 1014) certificano la dipendenza di Castelletto dalla Chiesa di Vercelli.
Da Aymone di Mosezzo Castelletto passa ai figli Manfredo di Cavaglià e Ildebrando di Caltignaga. La parte di Manfredo passa al pronipote Adalberto, che la cede ad Ardizzone di Castelletto, che a sua volta nel 1070 la vende a Guido II, Conte di Pombia. La parte di Ildebrando passa ai figli Rozone e poi Riccardo. Una figlia di Riccardo porta la sua parte ai Conti di Pombia, che assumono successivamente il titolo di Conti del Canavese.
Nel 1141 i Conti del Canavese ne cedono la “superiorità” al Comune di Vercelli, in piena espansione in quei decenni. È la prima località, con Maglione, a passare sotto il controllo del Comune di Vercelli.
Nel 1180 il Comune di Vercelli ne reinveste Roberto, Conte del Canavese, da cui discende il ramo dei Conti di San Martino.

IL BORGO FRANCO
Il 1254 è l’anno importante e decisivo: con un “Atto di Affrancamento” del 4 settembre il Comune di Vercelli, che da decenni sta contrastando il Vescovo nella giurisdizione dei territori tra la Dora Baltea e la Sesia, erige Castelletto a “borgo franco”, ovvero villaggio ingrandito, fortificato e libero da dazi e gabelle per quanti vi si stabilivano e la popolazione dell’allora piccolo paese aumenta decisamente.

La trasformazione di Castelletto Cervo in borgo franco era stata espressamente richiesta dai capifamiglia con una petizione avanzata dopo violente proteste contro i carichi fiscali eccessivi.
Il borgo nasce sul poggio già occupato dal piccolo castello, in accordo con il feudatario Conte di San Martino e solo allora la località comincia ad assumere una certa dimensione ed importanza.
Con la maggiore sicurezza che offre, con le franchigie ed altri vantaggi economici, il “borgo franco”, o “borgo nuovo”, attira molti contadini semi-liberi dei dintorni, porta all’abbandono di poveri cascinali isolati, sottrae lavoro e difesa ai Castelli vicini.

SOTTO I VISCONTI DI MILANO
Nella prima metà del Trecento i Visconti, Signori di Milano, estendono i propri possedimenti anche nel Biellese e Vercellese. Nel 1335 il Comune di Vercelli – lacerato da lotte intestine tra le famiglie più potenti – si assoggetta, con i suoi vasti possedimenti, ad Azzone Visconti.
Ai confini di Castelletto i Biandrate di Montebelluardo tentano di opporsi alle bande di Azzone Visconti. Vengono costretti alla resa: l’antico Feudo viene espropriato e passa ad un ramo della famiglia Alciati, che ne muta il nome in Motta Alciata. Il piccolo fortilizio della famiglia, già presente, viene ampliato e trasformato nel castello che ancora oggi è esistente. Gli Alciati avranno per decenni ampie proprietà e diritti feudali anche a Castelletto Cervo.

IL MONASTERO DELLA GARELLA

Il monastero ebbe origine da una cella monastica sorta, forse nel IX secolo, per ospitare i viandanti che transitavano sull’antica “Via Lexonasca”.
L’etimologia del toponimo “Garella” è incerta: forse dal Latino medievale “garrelle”-“quadrellae”, riferito a terreno disboscato e diviso in lotti quadrangolari.
Nel 1083 i nobili Guido di Pombia e Ardizzone di Castelletto cedono al monastero una parte dello loro proprietà terriere (prati, campi, pascolo, selve) e dei loro beni.
Nel 1086 passa alle dipendenze di Cluny.
Nel 1127 il marchese Oberto fa altre donazioni al priorato clunaciense della Garella. Gli Imperatori Enrico V (1106-1125) e Lotario (1134-1137) prendono il monastero sotto la loro protezione.
Nel 1155 Federico I “Barbarossa” concede ai Biandrate, Signori di Montebelluardo, il patronato (diritto di designare il priore) del Monastero. In un documento del 1184 risulta impressionante l’elenco delle proprietà fondiarie del Monastero, che decade però nei secoli successivi. Nel 1335 il patronato passa agli Alciati della Motta. Infine nel 1593 il Vescovo di Vercelli erige la chiesa in Parrocchia, San Pietro alla Garella.

L’ASCESA DI CASA SAVOIA
Nella seconda metà del Trecento e nel Quattrocento declina in Piemonte la potenza dei Visconti di Milano, dei Marchesi del Monferrato, di Saluzzo e dei Signori feudali minori, di fronte alla progressiva ascesa di Casa Savoia. Lentamente in alcuni decenni anche il Vercellese e quasi l’intero Biellese passano ai Savoia. Nel 1431 – per ultimo- Castelletto.
Nel Quattrocento si indebolisce anche il potere degli Alciati della Motta. In un documento del 1446 risulta che godono ancora di alcune concessioni, come la gabella sul vino, ma nel 1461 gli Alciati vendono la metà del Castello e del Feudo di Castelletto Cervo di loro proprietà.

GLI ULTIMI CONTI
Nel 1569 Emanuele Filiberto, Duca di Savoia, infeuda Pietro Liato, controllore generale delle Finanze.
La figlia Margherita Liato va in sposa a Cesare Nomis di Pianezza ed alla sua morte nel 1620 il figlio Lorenzo assume il titolo di Conte di Castelletto. Lorenzo Nomis (1590-1670) è una figura rilevante del Seicento sabaudo, più volte ministro e ambasciatore del Duca Carlo Emanuele II. I Nomis, oltre a Castelletto, saranno Conti di Cossila, Pollone, Valfenera (prov. di Asti) e Villanova Solaro (prov. Di Cuneo).
Estinto il ramo maschile con Francesco, nel 1716 ne viene investita con il titolo di Contessa la figlia Anna Felicia Nomis che ha sposato Ignazio Balbis di Vernone, che attualmente è frazione di Marentino (prov. di Torino) di cui erano feudatari dal Cinquecento, e ne ha una figlia, Teresa Maria Gabriella, a lei premorta, sposata a Giuseppe Francesco Morozzo, Marchese di Bianzè.
Anna Nomis in Balbis muore nel 1756 ed eredita la nipote Anna Felicita Morozzo – Contessa di Castelletto Cervo e di Valfenera – che muore nubile nel 1783.
Nel 1792 il Castello ed il Feudo di Castelletto vengono venduti dall’erede Gaspare Filippo Morozzo alla ricca famiglia Ranzoni di Cossato.
Nel Settecento il capofamiglia Benedetto Felice Ranzoni (1722-1790) era stato celebre ed illustre luminare a Torino, Professore di Medicina ed Archiatra (primo medico di corte) di Casa Savoia. I Ranzoni saranno gli ultimi Conti di Castelletto, un titolo ormai più che altro onorifico e di prestigio.
Già nel Settecento erano andati declinando potenza e privilegi dei Signori feudali. Il colpo di grazia definitivo lo dà la Rivoluzione Francese del 1789, che abbatte l’“Ancien Régime” e poi le Campagne militari di Napoleone Bonaparte che incendiano e rivoluzionano l’intera Europa. Il Piemonte è annesso all’Impero Francese e per alcuni anni Castelletto annette il confinante piccolo borgo di Gifflenga.

TRA BIELLA E VERCELLI
Quasi a metà distanza chilometrica tra Biella e Vercelli, Castelletto Cervo sotto i Savoia ha fatto riferimento amministrativo soprattutto a Vercelli. Nel 1626 Carlo Emanuele I istituisce la provincia di Biella, ma Castelletto non ne fa parte e resta sotto Vercelli anche nel Settecento, a differenza di tutti gli altri Comuni biellesi.
Nel periodo napoleonico (1800-1814) viene costituito il Dipartimento della Sesia con Vercelli capoluogo, che comprende Vercellese, Valsesia, Novarese, Vigevanese e Biellese (“Arrondissement” cui Castelletto è aggregato). La Restaurazione del 1815 crea ben 21 province, raggruppate nelle 5 “Divisioni” di Torino, Cuneo, Alessandria, Vercelli e Novara: Castelletto è in provincia di Biella, Divisione di Vercelli.
Dal 1859 al 1927 passa sotto Novara: i Comuni del Piemonte vengono raggruppati nelle quattro province di Torino, Cuneo, Alessandria e Novara, che comprende Novarese, Vercellese, Biellese, Valsesia e Ossola.
Dal 1927 al 1992 Castelletto è con l’intero Biellese nella ricostituita provincia di Vercelli. Dal 1992 ad oggi passa alla nuova provincia di Biella.

 

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CONTATTI UTILI

 

Comune di Castelletto Cervo

Indirizzo:  Via XXV Aprile, 80 – 13851  CASTELLETTO CERVO (BI)
Tel: 0161.859116
Email: castelletto@ptb.provincia.biella.it

 

 

INFORMAZIONI SUL TERRITORIO

Coordinate 45°29′00″N 8°16′00″E
Altitudine 216 m s.l.m.
Superficie 14,95 km²
Abitanti 905 (31-12-2010)
Densità 60,54 ab./km²
Frazioni Bernardo, Bozzo, Cà Giamaria, Cagna, Cà Nova, Chiesa, Crava, Fiorio, Gallo, Garella, Isola, Molino, Morello, Palazzina, Rosso, Sarto, Terzoglio, Valle, Villa
Comuni confinanti Buronzo (VC), Gifflenga, Lessona, Masserano, Mottalciata