Chiesa di San Pietro

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 Foto di   roberto e.   Tutti i diritti riservati

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La chiesa è già ricordata come pieve nel 1147; verso il 1470 inizia la ricostruzione ex novo dell’edificio, probabilmente terminata verso il 1515-1525. Nel 1529 il cardinale Mercurino Arborio di Gattinara, gran cancelliere dell’Imperatore Carlo V, stabilisce per testamento la fondazione di una casa di Canonici Regolari Lateranensi: la costruzione del convento, termina intorno al 1542.

Nel 1798-99 il convento diviene casa parrocchiale, essendosi sciolta la collegiata ivi esistente, mentre pochi anni dopo – nel 1820 – don Carlo Caligaris fa approntare un progetto per la ricostruzione dell’edificio all’architetto gattinarese Pietro Delmastro, che nello stesso anno ricostruisce in forme neoclassiche il campanile quattrocentesco.

Nel 1832 si iniziano i lavori di ricostruzione della chiesa, che a causa della scarsità di fondi si protraggono a lungo. Nel 1868, morto Delmastro, il completamento della fabbrica viene affi dato ad Edoardo Arborio Mella, e quindi – poco dopo – a Giuseppe Locarni, che progetta la cupola in ferro e laterizio, terminata nel 1884 e decorata – insieme al resto della chiesa – nel 1958-59 dal pittore ticinese Mario Gilardi.

Della chiesa quattrocentesca rimangono solo la base del campanile e la facciata, riccamente ornata da fregi laterizi, che ricalca modelli gotico-lombardi molto frequenti nell’area vercellese: notevoli le formelle rappresentanti i santi titolari degli oratori presenti nei villaggi dalla cui fusione ebbe origine il Borgo. L’interno, ottocentesco, della chiesa, cui si accede tramite i tre portoni barocchi in legno intagliato, è dominato dalla ripetizione, a livello di navata, presbiterio, coro e sacrestia, di un modello di pianta circolare, cadenzato da arconi e fasci di colonne.
Nelle cappelle laterali si conservano molti arredi provenienti dalla antica chiesa: interessanti gli altari marmorei settecenteschi del Sacro Cuore (1787-88, di scuola lombarda) e del Carmine (rispettivamente nella seconda e terza cappella a destra). Il lato sinistro della navata è in gran parte occupato dagli ingressi allo Scurolo di S. Benedetto (neoclassico, progettato nel 1834 da Pietro Delmastro e dotato di urna lignea del 1699, opera di Felice Vimnera), che custodisce le ossa del santo, provenienti dalla catacomba romana di S. Callisto, e all’Oratorio della Confraternita del SS.mo Sacramento, la cui forma risale al XVII secolo. Accanto all’altare dell’oratorio si può ammirare la statua lignea originale della Vergine di Rado (XV secolo), oggi sostituita nel santuario omonimo da una
copia.
La zona presbiteriale della chiesa è coperta da una volta con interessanti stucchi neoclassici; di qui si accede, oltrepassando la lapide sepolcrale originaria del cardinale Mercurino, recentemente restaurata, al coro. La statua marmorea di San Pietro, scolpita nel 1885 da Antonio Franzi, su progetto dello scultore vercellese Ercole Villa, domina gli scranni lignei riccamente scolpiti, probabilmente risalenti all’inizio del XVIII secolo.
Del convento eretto per volontà del cardinale Mercurino rimane il chiostro (XVI sec.), con colonne in pietra con capitelli elegantemente scolpiti.
All’interno della casa parrocchiale ben conservati sono i vani al pianterreno, soprattutto il grande salone – ornato con ritratti ottocenteschi dei parroci e da una grande tela tardogaudenziana raffigurante l’Ultima Cena – la sala d’angolo con volta ad ombrello, lo scalone in pietra ed i piccoli ambienti dell’atrio e della biblioteca.

 

Redazione scheda G. Ardizio
REVISIONE E ADATTAMENTO S. Leardi
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