A piedi / a cavallo

Dal priorato cluniacense di Castelletto Cervo al Ricetto di Candelo, passando per Castellengo e la Baraggia

Itinerario nel Biellese alla ricerca del medioevo: i resti di un priorato cluniacense a Castelletto Cervo, gli affreschi dei De Bosis all’interno della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Castellengo ed il Ricetto di Candelo.

L’ITINERARIO IN BREVE

Comuni: Castelletto Cervo, Castellengo, Candelo
Tipologia: in auto e a piedi
Difficoltà: facile
Partenza: Castelletto Cervo
Arrivo: Candelo
Km di percorrenza: 14 Km
Tipo di terreno: asfalto, acciottolato
 Periodo consigliato: primavera, autunno

Tappe dell’itinerario e punti di interesse

Il priorato cluniacense dei S.S. Pietro e Paolo di Castelletto Cervo è oggi composto da una chiesa, fondata presumibilmente tra l’VIII e il X secolo, ampliata poi come monastero cluniacense medievale e successivamente trasformata in chiesa barocca. Di originario e unico nel suo genere, si può ancora oggi osservare il nartece diviso in cinque campate con volte a crociera. Nel cortile antistante la casa parrocchiale sorgeva un tempo il chiostro del monastero. Le sue fondazioni e alcuni pavimenti sono stati scavati tra il 2009 e il 2012: sono emerse quattro gallerie verosimilmente porticate che chiudevano sui lati uno spazio aperto, probabilmente un giardino, e definivano un quadrilatero a sud della chiesa. Alcune sepolture medievali sono emerse dalle gallerie nord e ovest: il chiostro era probabilmente destinato a luogo di sepoltura per i benefattori laici. Una delle tombe conteneva infatti uno sperone da cavaliere.

Dal 2009 il monastero è oggetto dello studio archeologico, architettonico e storico-artistico del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale.

Il sito è entrato di recente a far parte del Grande Itinerario Culturale Europeo dei Siti Cluniacensi, a seguito dell’adesione alla Fédération Européenne des Sites Clunisiens.

Sotto l’altopiano della Baraggia, ai piedi del Castello di Castellengo e accanto a un piccolo cimitero – lungo la strada che da Massazza va verso Cossato – sorge la chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Citata già in una bolla del 1155, in cui l’imperatore Federico I ne concede il patronato a Bonifacio e Giovanni di Biandrate, nel 1335 passò agli Alciati, poi ai Bulgaro di Castellengo e infine ai Frichignono. Il corpo più antico dell’edificio, a navata unica e con forme romaniche, ha evidentemente subito diversi rimaneggiamenti: la navata destra, decorata all’esterno con una serie di archetti pensili, fu per esempio aggiunta già in epoca gotica; quella di sinistra invece fu edificata successivamente al 1460, anno in cui fu dipinta in facciata la figura di San Cristoforo. All’interno sono stati recentemente restaurati affreschi del tardo ’400 che coprono soprattutto la destra delle tre navate con volte a crociera. Vi sono rappresentati le Storie di Maria e del Redentore nelle vele, mentre nei sottarchi ci sono medaglioni con profeti. Tutti sono attribuiti alla cerchia del De Bosis, che ne firma e data uno al 1494.

Di fianco alla chiesa si trovano anche il castello di Castellengo che è visitabile su richiesta e l’Ecomuseo del Cossatese e delle Baragge, aperto tutte le domeniche dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 grazie alla Rete Museale Biellese 2015.

Ultima tappa è il ricetto di Candelo, un capolavoro medievale tra i meglio conservati del Piemonte. Come dice il nome stesso, è una fortificazione, ma anche una vera e propria cantina comunitaria dove confluiva il frutto del lavoro, della fatica, della terra, di una popolazione di agricoltori: vi si può ancora ammirare un gigantesco torchio, oggi monumento dell’attività che animava questo gioiello piemontese e le campagne che lo circondano. E proprio questa sua seconda funzione, quella di cantina e deposito, ha fatto sì che si conservasse nelle sue forme originarie.

ll ricetto da più di mille anni ha una pianta che si può definire pentagonale, con una superficie di circa 13.000 mq. Le cellule in cui è diviso sono circa 200, prevalentemente di proprietà privata: tutte hanno però in comune un piano terra, detto “caneva”, che era la cantina, e un primo piano, detto “solarium”, dove si mettevano le granaglie a seccare. Poi ci sono le rue, caratteristiche strade ciottolate che nascondono vere e proprie sorprese: nella Quinta Rua, per esempio, lavora un artigiano musicista tutto particolare, che costruisce e suona strumenti della tradizione popolare delle Alpi; strumenti realizzati con gli oggetti più improbabili, dal manico della zappa alle costine di maiale! A voi la curiosità di scoprire quanti e quali artisti e artigiani lavorano qui!

Di forte impatto sono naturalmente le mura di cinta, con le torri angolari circolari e la Torre del Principe. Solo il lato sud della cinta non ha l’aspetto medievale, in quanto occupato oggi dal palazzo comunale ottocentesco in stile neoclassico. Escluso questo punto, nel ricetto si respira davvero aria di Medioevo.

(testi di Esplora&Gusta)