Magnano (BI)

Ricetto di Magnano

Magnano planimetria Viglino Davico 1978 p. 155

Magnano, planimetria del ricetto (da VIGLINO DAVICO 1978 p. 155)

 

Magnano fu un feudo vercellese e nel 1165 passò agli Avogadro di Cerrione. A partire dalla fine del XII secolo il comune di Vercelli attuò una politica di popolamento del contado, affrancò diversi borghi rurali e ne dotò alcuni di un ricetto con funzioni di servizio comunitario.

Un documento del 1204 testimonia che il comune vercellese voleva fondare un borgo nuovo assegnando agli abitanti sedimina in quibus abitare debeant, concedendo diversi privilegi al nuovo borgo Petro ma risevandosi summitatem ipsius loci ad faciendum fortiam quando ibi Comune facere voluerit. In documenti successivi viene imposta la distruzione del vecchio abitato che sorgeva nei pressi della chiesa di S. Secondo con l’obbligo per tutti gli abitanti di trasferirsi nel nuovo borgo.

Da notare che il termine “receptum” non compare nei documenti medievali ma tale denominazione pare adottata sono agli inizi del XX secolo. Due mappe, del 1780 e del 1812, documentano la struttura urbanistica medievale, che si conserva ancora oggi nella porzione più ad oriente.

La composizione urbanistica del ricetto, situato sul crinale della collina sovrastante il borgo, è stata fortemente condizionata dalla morfologia collinare. Vi si accedeva dalla torre-porta situata ad ovest, all’estremità di una salita; nella zona di ponente era presente un unico asse viario che si biforcava poco dopo la cisterna per l’acqua, dando origine a due vie pressochè parallele nella zona di levante.

I resti delle mura sono ancora riscontrabili solo su un tratto del lato nord, è ancora comunque ben leggibile l’assetto difensivo che manteneva un forte dislivello rispetto ai pendii esterni.

Le cellule edilizie, articolate in due vani sovrapposti, presentano caratteristiche tipologiche diverse. Normalmente la struttura ha i muri portanti costituiti da elementi lapidei mentre nelle facciate è presente anche l’uso del laterizio. Quasi tutti i portali sono in mattoni, attribuibili a trasformazioni del XV secolo, su struttura muraria preesistente. Nelle cellule rivolte a meridione si rileva una cura nel trattamento del lato a vista, con cornici in cotto a dentelli, a piani sovrapposti.

In alcuni casi, dove le cellule edilizie si trovano tra le due vie, è stato sfruttato il differente livello stradale per consentire un accesso diretto anche al piano superiore, presentando quindi due portali su lati opposti.

Sul lato nord è situata la “casa della comunità”, orientata non verso la via bensì verso ponente perchè verosimilmente fruiva dello spazio antistante. L’edificio è costituito da un nucleo chiuso, cui si accede tramite un portale sormontato da un arco, preceduto da un portico sorretto da tre pilastri in pietra. Lungo la via, antistante al fabbricato, è presente un blocco lapideo ottagonale, di grandi dimensioni, identificato come base da torchio o maglio per i ferrai.

Bibliografia

VIGLINO DAVICO M., I ricetti: difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Torino, 1978, pp. 154-159.

MARZI A., Ricetti e borghi nuovi vercellesi: la pianificazione delle difese, in Ricetti e recinti fortificati nel basso medioevo, Atti del Convegno, a cura di R. Bordone e M. Viglino Davico, 2001, pp. 33-35.

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