Viverone (BI)

Ricetto di Viverone

 

Viverone planimetria schematica - da UNIVERSITÀ DI KAISERSLAUTERN 1982, p.26

Viverone, planimetria schematica del ricetto (da UNIVERSITÀ DI KAISERSLAUTERN 1982, p. 26).

La costituzione del ricetto risale al 1405 quando, a seguito di devastazioni belliche derivanti dal passaggio delle compagnie di ventura di Facino Cane – che combatteva al soldo dei marchesi del Monferrato contro il Conte di Savoia – la comunità di Viverone domandò al duca Amedeo VIII di Savoia il privilegio di facere unum receptum. Verosimilmente  venne ricostruito e ampliato il castrum già esistente, dove la cappella intitolata a S. Giovanni Battista e menzionata già nel 1146 (capella infra castrum), rimase al suo posto, attorniata dalle abitazioni che furono costruite con il permesso delle abbazie di S. Andrea e di Lucedio, che all’epoca ne possedevano la giurisdizione. Del precedente castrum tuttavia non si rintracciano elementi, se non supponendo che una parte delle mura, probabilmente lungo il lato occidentale, ne ricalchi parzialmente la struttura.

In base alla sua planimetria il ricetto di Viverone appartiene alla categoria dei ricetti a configurazione di tipo elementare, a isola, di dimensioni piuttosto ridotte (ca. 5000 mq). Il nucleo si configurava secondo un impianto urbanistico pressochè quadrato, con i lati di circa 60 m. Lo schema ortogonale è scandito da una via ad anello più esterna e da due vie perpendicolari tra loro che si incontrano al centro; l’accesso era localizzato nello spigolo SW.

La posizione elevata rendeva il sito già naturalmente difendibile, tuttavia secondo gli studiosi (Viglino Davico) l’agger esterno sarebbe dovuto ad apposite operazioni di scavo e riassetto del terreno.

Salendo verso il ricetto si può notare la cortina difensiva, di cui rimangono tracce pressochè lungo tutto il perimetro. La muratura è costituita da pietre spaccate, verosimilmente di risulta dallo spianamento del colmo dell’altura su cui sorge il ricetto. Lo spessore della muratura è di ca. 90 cm, per un’altezza conservatasi di almeno per ca. 6 m. Per creare il cammino di ronda interno i costruttori assottigliarono l’ultimo metro e mezzo di muratura, riducendone lo spessore a ca. 45 cm. Dato comunque l’esiguo spazio agibile è probabile che il piano di calpestio per il cammino di ronda fosse stato reso praticabile con il sussidio di strutture in legno.

Nelle mura erano aperte feritoie rettangolari, bordate da elementi laterizi, mentre non permangono tracce di merlature.

Dalla mappa francese del 1812 si rilevano almeno tre torri angolari di difesa, di cui oggi permane solo quella dello spigolo NE, che risulta a pianta semicircolare (anche se nella mappa è indicata come rettangolare) ed è coronata da merlature.

Bibliografia

VIGLINO DAVICO M., I ricetti: difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Torino, 1978, pp. 152-154.