Viverone (BI)

La zona del lago di Viverone, ai piedi della Serra Morenica di Ivrea, fu abitata sin dalla preistoria e divenne importante in età medievale per la sua posizione lungo la Via Francigena. Sulla collina sorge il ricetto, realizzato dalla popolazione dopo il 1405, nell’area retrostante l’antico castello, oggi lontani dall’abitato attuale.
Il villaggio dell’Età del Bronzo ha permesso di inserire, nel 2011, l’area nel sistema dei “Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino” dell’Unesco.
Viverone
LOCALIZZAZIONE
STATO Italia ITALIA
REGIONE Regione-Piemonte-Stemma.svg PIEMONTE
PROVINCIA Provincia di Biella-Stemma.png BIELLA
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Il territorio

Il territorio, che comprende l’area del lago di Viverone, presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche accentuate; verdi colline, rivestite da una lussureggiante vegetazione boschiva e da vigneti e coltivi di alberi da frutto, circondano l’omonimo lago e il piccolo lago di Bertignano, alimentati entrambi da sorgenti sotterranee; le acque del primo, sono sorvolate in inverno da stormi di anatre, germani reali, folaghe, svassi, smerghi, morette, moriglioni e cormorani. Il nucleo originario dell’abitato è adagiato sulle colline moreniche della Serra, mentre la parte più moderna è disposta sia lungo un’importante strada statale, sia lungo la via che scende al lago.

Lo sfondo azzurro dello stemma comunale è attraversato da due fasce dorate; sul tutto spicca una pianta di vite munita di due grappoli neri. Sotto lo scudo, su lista azzurra, campeggia la leggenda in caratteri maiuscoli d’oro: VITIS VIVA.

Dal 2011 il villaggio palafitticolo di Viverone, inserito nel sistema dei “Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino”, è entrato nella lista dei luoghi posti sotto tutela delle Nazioni Unite. L’ambiente circostante, un’area di paludi, prati e pioppeti, è protetto da specifiche norme di tutela ambientale italiana ed europea.

 

Brevi cenni storici

Durante l’età del Bronzo sulle sponde del lago di Viverone sorsero degli importanti villaggi palafitticoli. Il sito più grande, protetto dalle acque ad una profondità tra i 2 e i 3 m e situato tra Viverone e Azeglio, è costituito dalle parti inferiori di oltre 5.000 pali che sorreggevano le strutture di un grande villaggio dalla planimetria di forma circolare, di circa 70 m di diametro.
Durante le campagne di ricerca è stata ritrovata una grande quantità di reperti (soprattutto spade, asce, spilloni e altri ornamenti femminili) che permettono di ricostruire la vita di una comunità della media età del Bronzo, tra il 1650 e il 1350 a.C.. I reperti sono attualmente conservati presso il Museo di Antichità di Torino e il Museo del Territorio Biellese.

Dal V-VI secolo a.C. l’Alto Canavese e la Valle d’Aosta furono occupati da un popolo di origine celto-ligure, i Salassi, che diedero l’avvio ad un’ampia e sistematica attività mineraria. Nel II sec. a.C. i Romani intrapresero numerose campagne militari contro i Celti  e i Liguri  dell’Italia nord-occidentale e, per garantirsi la via delle Gallie, a partire dal 143 a.C. si scontrarono a più riprese contro i Salassi: fondarono perciò  l’avamposto di Eporedia ( 100 a.C. ), ma solo nel 25 a.C. Aulo Terenzio Varrone riuscì ad annientarli definitivamente.

Il controllo dei valichi permise lo sfruttamento delle miniere come le “aurifondinae” della Bessa e lo sviluppo di un sistema viario. Secondo l’Itineraria Antonini e la Tabula Peutingeriana esisteva una strada lastricata che collegava Ivrea a Vercelli, si presume che passasse a Sud del lago, attraverso Albiano, Settimo Rottaro (‘ad septimum lapidem ab Eporedia‘), Azeglio, l’ospedale di Monte Perioso, le Loggie, il Sapel da Mur, Alice Castello e Santhià; fu già in parte distrutta dai Goti, durante il saccheggio di Ivrea nel VI secolo d.C. Altre fonti indicano la presenza di una strada secondaria che da Bollengo scendeva fino a Santhià passando a Nord del lago. Le strade romane furono progressivamente smantellate dall’abitudine popolare medioevale di usarne le pietre squadrate per le proprie costruzioni: così oggi non ne rimane traccia e la questione del loro percorso sotto La Serra rimane aperta.

Con l’avvento della cristianità Viverone fece parte della diocesi di Vercelli, il vescovo Eusebio, inviato da S.Ambrogio a Vercelli nel 345 fondò, secondo la tradizione, il primo episcopato del Piemonte.

Per l’epoca medioevale abbiamo maggiori informazioni soprattutto grazie a documenti di tipo ecclesiastico, che attestano collegamenti tra Viverone e Vercelli .

Nell’Alto Medioevo questa area fu occupata dapprima dai Longobardi quindi dai Franchi, dei quali rimasero gli eredi Anscarici del X secolo. Questi ultimi si contesero il territorio contro i vescovi di Vercelli, essendo Viverone zona confinante strategica tra il marchesato di Ivrea ed il Capitolo ecclesiastico di Sant’Eusebio di Vercelli.

Dall’area del lago di Viverone passava anche la Via Francigena, uno dei percorsi di pellegrinaggio per Roma (Romee) che costituirono un sistema di comunicazione che ha permesso di riallacciare i rapporti e gli scambi tra il Nord e il Sud dell’Europa, dopo l’isolamento causato dalla caduta dell”Impero Romano (testimonianze di questo percorso si hanno grazie al viaggio di Sigerico, vescovo di Canterbury, che compi il viaggio nel 990 per ricevere il pallio episcopale dal papa Giovanni XV e quello, al ritorno dalla Terza Crociata, di Filippo Augusto, re di Francia, nel 1191).

Il toponimo di Viverone è attestato dal 1127 e in un documento del 1145 sono citati il castrum e la villa. I diritti feudali su Viverone erano detenuti, dalla metà del XII secolo, dai Consoli di Vercelli e dalla Chiesa: nel 1149 tre parti del castello, che erano tenute da un Oddone di Viverone, vengono investite dal Comune al prevosto di S. Eusebio di Vercelli. Nel 1247 Viverone era saldamente in possesso di Pietro Bicchieri e parti del feudo dovevano appartenere anche all’abbazia di S. Andrea di Vercelli, oltre che ai Canonici di S. Eusebio.

La cappella del castello, intitolata a S. Giovanni Battista e menzionata già nel 1146 (capella infra castrum), conserva affreschi cinquecenteschi che rappresentano S. Rocco, S. Bernardo, S. Defendente.

La costituzione del ricetto risale invece al 1405 quando, a seguito di devastazioni belliche, la comunità di Viverone domandò al duca Amedeo VIII il privilegio di facere unum receptum. Verosimilmente  venne ricostruito e ampliato il castrum già esistente, dove la cappella rimase al suo posto, attorniata dalle abitazioni che furono costruite con il permesso delle abbazie di S. Andrea e di Lucedio, che all’epoca ne possedevano la giurisdizione. Del precedente castrum tuttavia non si rintracciano elementi, se non supponendo che una parte delle mura, probabilmente lungo il lato occidentale, ne ricalchi parzialmente la struttura.

 

Per ulteriori informazioni guarda la sezione bibliografia e cartografia.

 

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CONTATTI UTILI

Comune di Viverone

Indirizzo: Via Umberto I nr 107 13886 Viverone
Tel: 0161987021
Email: ND (È possibile contattare il comune dal sito web http://www.siti.intornoallago.it/portale/I-comuni-d/prova-vive/index.htm)

 

INFORMAZIONI SUL TERRITORIO

Coordinate 45°25′29″N 8°03′16″
Altitudine 287 m s.l.m.
Superficie 12,38 km²
Abitanti 1 435 (31-12-2010)
Densità 115,91 ab./km²
Frazioni Bertignano, Comuna di Viverone, Masseria, Rolle, Veneria
Comuni confinanti Alice Castello (VC), Azeglio (TO), Piverone (TO), Roppolo, Zimone